Verifica delle competenze: Sulle Alpi

VERIFICA delle COMPETENZE Sulle Alpi 218 a.C., metà settembre, valli alpine Quella notte, al campo, Giscone e Hiram, ferito ad un braccio, guardarono a lungo il cielo. Giscone sgranò gli occhi e tese una mano fuori dalla coperta che lo avvolgeva... - E questa? - domandò contemplando il occo bianco che si era posato sul palmo. - Neve - sorrise Hiram. I occhi si fecero presto più grandi e più tti nel cadere. I cavalli si mostrarono agitati e gli uomini con loro. Un elefante barrì un canto disperato. I Numidi imprecavano nella loro lingua, gli Iberi nella propria. Annibale si accorse del malumore crescente dei suoi soldati e appena fu l'alba diede ordine di mettersi subito in marcia. Ad aprire la colonna, gli elefanti. Quando i primi uomini furono sul valico e guardarono giù, oltre le valli, si sentì un suono di stupore e rinnovata energia. Bastò quella vista a dar nuova forza ai suoi uomini. Hiram diede di gomito a Giscone: - Visto! Ci siamo, l'Italia! Presto però la discesa si rivelò più dif cile della salita. Nella notte era caduta molta neve e giù dai ripidi sentieri alpini uomini e cavalli scivolavano sulla poltiglia di neve calpestata dagli elefanti. A un certo punto la colonna trovò la strada sbarrata da una grossa frana. Non restava altro da fare che spaccare la pietra. Per quattro giorni i soldati lavorarono nché non fu aperto un varco largo abbastanza da lasciar passare gli elefanti e poi la truppa. Il sentiero improvvisato era comunque stretto, a strapiombo. A ogni passo c'era il rischio di cadere nel precipizio che era sotto di loro. Giscone, carico del proprio bagaglio e di quello dell'amico, si mise dietro a Hiram e lo sostenne come poté. La ferita al braccio del ragazzo di Tharros non era migliorata, anzi. Era diventato di un brutto blu livido. Da qualche giorno poi le febbri non davano tregua a Hiram. Ci sarebbero voluti del riposo, del cibo e una temperatura più mite. Tutto questo arrivò dopo altri tre giorni di cammino. Finalmente in pianura, Annibale fece riposare gli uomini. Ora li attendevano i Romani, bisognava rimettersi in forma presto. Giscone andò a cercare Trilis, un gallo che si era unito a loro e che aveva fama di saper usare le erbe per guarire. - Questo braccio è un disastro. O lo curiamo o fai una brutta ne - disse Trilis incidendo in profondità la pelle di Hiram che svenne prima di poter gridare. Dopo, il gallo mise sul braccio di Hiram un impacco d'erbe. - Vedrai, questo salverà il tuo amico. Si farà un bel sonno lungo, anche un giorno. Tu non preoccuparti, ricorda solo di dargli da bere spesso, ne avrà bisogno. E al risveglio sarà come nuovo - Trilis sorrise a Giscone. Adatt. da A. Roveda, Nati liberi, Fatatrac 110

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