Ricordi ed emozioni: Pierino e Patacca

Il testo narrativo Il racconto autobiografico Ricordi ed emozioni Pierino e Patacca La scrittrice Teresa Buongiorno ripensa alla sua vita e all'importanza che hanno avuto per lei gli animali. La domenica mattina mia madre si alzava presto. Mio padre si attardava nel lettone per leggere i giornali e io lo raggiungevo, felice d'averlo tutto per me. Giocavamo agli acrobati: salivo in equilibrio sulle sue ginocchia, mi tiravo su, con i piedini instabili, le braccia aperte, come a spiccare il volo. Tentavo di spostarmi sulla sua mano grande, in una sfida sempre più difficile, fino a un gran ruzzolo(1) tra le lenzuola. Poi lui prendeva un blocco a quadretti e incominciava a raccontare una storia, disegnando la scena. Era la storia di Pierino e Patacca, che giravano il mondo in groppa a un gallo, in volo verso paesi lontani. - I galli non volano - dicevo io. - E invece sì - replicava papà. - Perché questo è un Gallo Cedrone, non un gallo da pollaio. Gallo Cedrone… Non ne avevo mai visto uno. Papà diceva che un giorno, in Friuli, mi avrebbe portato nei boschi del suo paese, dove quei galli diversi vivono e sono davvero spettacolari. Avevo da ridire anche sul nome del secondo bambino. Pierino, va bene, era il nome di papà: Piero. Ma Patacca! Era un bambino pasticcione, che si sbrodolava, oppure un finto bambino, come una moneta falsa, una patacca? La matita di papà correva veloce. Poi lui chiudeva il blocco e diceva: - Alla prossima puntata. Doveva passare tutta la settimana. Papà sarebbe andato al lavoro e io sarei rimasta a casa con la tata, aspettando la domenica. E rimuginavo su quel gallo che volava e pensavo che forse esistevano davvero, i Galli Cedroni. Dovevo diventare grande per scoprire che era vero: sono gli urogalli, i galli selvatici delle Alpi. Non li avevo mai visti, non ero più andata con mio padre nei boschi, chissà, avevamo dimenticato di farlo. Ma l'estate scorsa, a Bolzano, il mio nipotino primogenito ha trovato una cartolina che ne raffigurava uno e me l'ha regalata, senza sapere niente di mio padre e di Pierino e Patacca. Era un gallo fiero e bello, assomigliava a un gallo comune come un cavallo da corsa assomiglia a un somarello. Qualcuno disse che il suo chicchirichì è un canto bellissimo, che fa innamorare le galline selvatiche: restano immobili sotto l'albero ad ascoltare. Non ho potuto mandare la cartolina a mio padre, se n'era già andato da molto tempo. Mi piace pensare che voli in un cielo lontano, in groppa al gallo cedrone della sua infanzia, magari insieme a quel Patacca che forse era un suo compagno di scuola, in un piccolo paese del Friuli. T. Buongiorno, Gli animali della mia vita, Fatatrac Capire le parole (1) La parola "ruzzolo" ha un significato simile a: tuffo. caduta. salto. Esplora il testo Sottolinea i verbi nel testo. Sono più numerosi i verbi: al presente. all’imperfetto. al passato remoto. Quali familiari della protagonista vengono citati nella storia? Nella parte iniziale l’autrice racconta un episodio della propria: infanzia. età adulta. vecchiaia. Nella parte finale l’autrice: racconta un altro fatto della propria infanzia. racconta fatti che riguardano la propria famiglia. racconta un fatto del presente che le fa tornare in mente il passato. Lo scopo dell’autrice è ricordare: l’affetto per il padre e i momenti di gioco vissuti con lui. come ha scoperto l’esistenza dei galli cedroni. il giorno in cui suo nipote le ha regalato una cartolina. Per comprendere Dove e quando il papà raccontava la storia di Pierino e Patacca alla scrittrice? Su quale animale volavano i due personaggi? Chi regala all'autrice una cartolina con la fotografia del gallo cedrone? Perché l'autrice avrebbe voluto spedire la cartolina al proprio padre?

Il testo narrativo   Il racconto autobiografico

Ricordi ed emozioni

Pierino e Patacca

La scrittrice Teresa Buongiorno ripensa alla sua vita e all'importanza che hanno avuto per lei gli animali.

La domenica mattina mia madre si alzava presto. Mio padre si attardava nel lettone per leggere i giornali e io lo raggiungevo, felice d'averlo tutto per me. Giocavamo agli acrobati: salivo in equilibrio sulle sue ginocchia, mi tiravo su, con i piedini instabili, le braccia aperte, come a spiccare il volo. Tentavo di spostarmi sulla sua mano grande, in una sfida sempre più difficile, fino a un gran ruzzolo(1) tra le lenzuola.

Poi lui prendeva un blocco a quadretti e incominciava a raccontare una storia, disegnando la scena. Era la storia di Pierino e Patacca, che giravano il mondo in groppa a un gallo, in volo verso paesi lontani.

- I galli non volano - dicevo io.

- E invece sì - replicava papà. - Perché questo è un Gallo Cedrone, non un gallo da pollaio.

Gallo Cedrone… Non ne avevo mai visto uno. Papà diceva che un giorno, in Friuli, mi avrebbe portato nei boschi del suo paese, dove quei galli diversi vivono e sono davvero spettacolari.

Avevo da ridire anche sul nome del secondo bambino. Pierino, va bene, era il nome di papà: Piero. Ma Patacca! Era un bambino pasticcione, che si sbrodolava, oppure un finto bambino, come una moneta falsa, una patacca?

La matita di papà correva veloce. Poi lui chiudeva il blocco e diceva:

- Alla prossima puntata.

Doveva passare tutta la settimana. Papà sarebbe andato al lavoro e io sarei rimasta a casa con la tata, aspettando la domenica. E rimuginavo su quel gallo che volava e pensavo che forse esistevano davvero, i Galli Cedroni.

Dovevo diventare grande per scoprire che era vero: sono gli urogalli, i galli selvatici delle Alpi. Non li avevo mai visti, non ero più andata con mio padre nei boschi, chissà, avevamo dimenticato di farlo. Ma l'estate scorsa, a Bolzano, il mio nipotino primogenito ha trovato una cartolina che ne raffigurava uno e me l'ha regalata, senza sapere niente di mio padre e di Pierino e Patacca. Era un gallo fiero e bello, assomigliava a un gallo comune come un cavallo da corsa assomiglia a un somarello. Qualcuno disse che il suo chicchirichì è un canto bellissimo, che fa innamorare le galline selvatiche: restano immobili sotto l'albero ad ascoltare.

Non ho potuto mandare la cartolina a mio padre, se n'era già andato da molto tempo. Mi piace pensare che voli in un cielo lontano, in groppa al gallo cedrone della sua infanzia, magari insieme a quel Patacca che forse era un suo compagno di scuola, in un piccolo paese del Friuli.

T. Buongiorno, Gli animali della mia vita, Fatatrac

Esplora il testo

 Sottolinea i verbi nel testo. Sono più numerosi i verbi:

  al presente.

  all’imperfetto.

  al passato remoto.


 Quali familiari della protagonista vengono citati nella storia?

 

 Nella parte iniziale l’autrice racconta un episodio della propria:

  infanzia.

  età adulta.

  vecchiaia.


 Nella parte finale l’autrice:

  racconta un altro fatto della propria infanzia.

  racconta fatti che riguardano la propria famiglia.

  racconta un fatto del presente che le fa tornare in mente il passato.


 Lo scopo dell’autrice è ricordare:

  l’affetto per il padre e i momenti di gioco vissuti con lui.

  come ha scoperto l’esistenza dei galli cedroni.

  il giorno in cui suo nipote le ha regalato una cartolina.


Per comprendere

 Dove e quando il papà raccontava la storia di Pierino e Patacca alla scrittrice?

 

 Su quale animale volavano i due personaggi?

 

 Chi regala all'autrice una cartolina con la fotografia del gallo cedrone?

 

 Perché l'autrice avrebbe voluto spedire la cartolina al proprio padre?